25/10/2011
Ecco il solito Tonino: "Il Cav compra deputati" Ma nessuna indagine è partita. E lui si infuria...
Il leader dell'Idv denuncia un presunto mercato dei parlamentari. E' la quarta volta che presenta un esposto in procura. Ma finora non è mai partita nessuna indagine. Ma lui va avanti e presenta nuove denunce
Antonio Di Pietro è un disco rotto. Se Bersani si è incantato su "Berlusconi si dimetta", Tonino invece è su un'altra frequenza, più da "radio pm" che dice sempre "ho presentato un esposto alla Procura della Repubblica, per la compravendita che ha fatto il premier di alcuni parlamentari". Infatti è già il quarto esposto che il leader dell'Idv presenta in procura. L'ultimo lo ha annunciato in un'intervista al Fatto, nella quale Tonino si rimette la toga o la divisa da poliziotto, se preferite, e ripete la sua versione dei fatti. Peccato per lui che i magistrati non gli diano retta. Infatti, finora, agli esposti di Di Pietro non ha fatto seguito nessuna indagine da parte della magistratura.
Ma Di Pietro non si perde d'animo. L'ultima denuncia l'ha presentata venerdì scorso. Si è portato in procura le pagine de il Fatto nelle quali Aldo Di Biagio, Giorgio Conte, e Francesco Proietti Cosimi, tre deputati di Fli avrebbero dichiarato di aver ricevuto offerte per tornare a sostenere le maggioranza. Ma a quanto pare la Procura non ha dato importanza alle interviste de il Fatto.
Così Tonino non ci vede più e che fa? Rispolvera tutta la sua verve di pm da mani pulite, sale in cattedra e dà lezioni ai magistrati che: "Bisogna vedere se i miei esposti sono stati iscritti come notizie non costituenti reato (mod. 45) e in tal caso si possono svolgere indagini; oppure siano stati trasferiti al mod.44 come notizie di reato o addirittura al mod.21 a carico di persone note che impone lo svolgimento delle indagini. Il problema è l'interpretazione giuridica che il magistrato dà ai fatti". Interpretazione che non collima con quella che il leader dell'Idv ha nella sua testa.
Di Pietro comunque va avanti e anzi alza la posta in gioco. E addirittura afferma che nel mercato dei parlamentari siano coinvolti anche pubblici ufficiali delle amministrazioni statali. Il teorema dell'accusa del pm Di Pietro è chiaro: "Se qualche parlamentare per il cambio della sua casacca ha chiesto che diventasse direttore o primario di una clinica qualche suo amico, ci sarà pur stato un direttore generale, cioè un pubblicio ufficiale che lo ha nominato, o no? Allora a questo punto esiste una corruzione di del pubblico ufficiale".
La requisitoria di Tonino ha una falla: zero prove. E lui da pm lo sa bene che senza prove si archivia tutto senza processi e sentenze. Quelle poi si possono fare sui giornali, ma non nei tribunali. Ma nonostante la sua lectio brevis di diritto giudiziario, le toghe non danno credito né a lui né ai deputati di Fli.
16:38
Scritto da: mario353
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07/10/2011
Quelle strane coincidenze nelle telefonate tra De Magistris e la pm che lo indagava
Il 4 giugno 2008 i primi contatti tra l’allora magistrato e la toga che lo indagava: guarda caso lo stesso giorno l’accusa annuncia di voler chiedere l’archiviazione. Chiamate e sms spesso ricalcano i calendari delle audizioni in Procura. Poi intervenne il Csm: la pm Nuzzi fu trasferita per non aver mantenuto il "necessario distacco"
Roma - I contatti telefonici fra l’ex pm Luigi De Magistris e l’allora pm salernitano Gabriella Nuzzi - che in un paio di procedimenti indagava su di lui e contemporaneamente, in un altro, lo sentiva come parte offesa dal presunto «complotto» ordito ai suoi danni - sono documentati dal gip di Perugia che ha archiviato le accuse alle toghe campane: «I magistrati della procura di Salerno, segnatamente i coassegnatari Versani e Nuzzi, se da un lato erano titolari di procedimenti iscritti a carico del dottor Luigi De Magistris, originati da denunce contro di lui presentate per atti e comportamenti tenuti quale pm titolare dei procedimenti Poseidone e Why Not, dall’altro avevano avviato un procedimento penale originato dalle stesse denunce presentate questa volta dal dottor De Magistris contro coloro cui egli addebitava di aver ordito una sorta di complotto volto a delegittimarlo».
Se così stanno le cose c’è da ragionare sull’opportunità di tali, intense, frequentazioni telefoniche che il gip di Perugia, lo ripetiamo, non ha ritenuto meritevoli di uno sfogo processuale. Al contrario, le tante «vittime» di De Magistris, alla prima occasione utile (l’udienza del 27 ottobre a Salerno dove l’ex pm si è costituto parte civile) sono pronte a sollevare il problema e chiederne conto al diretto interessato. Perché scorrendo i tabulati esaminati dai carabinieri di Roma e incrociando date e orari delle telefonate e degli sms con le attività di indagine dell’epoca della procura salernitana con quella catanzarese, vogliono capire il motivo di quel rapporto così stretto e fare luce sulle «coincidenze» fra lo scambio di informazioni fra i due (517 telefonate, centinaia di sms, due al giorno di media nei nove mesi monitorati) e alcuni importanti atti di indagine.
Una «gestazione» telefonica - annotano i carabinieri - che inizia il 4 giugno con due sms spediti da «D» (De Magistris) a «N» (Nuzzi) e finisce alle 19 in punto del 25 marzo 2009 con l’ultima chiamata partita dal cellulare dell’esponente Idv. Probabilmente è una coincidenza, ma già il 4 giugno è una data cruciale. È il giorno in cui Nuzzi e company se da un lato annunciano di voler chiedere l’archiviazione per De Magistris indagato per calunnia, abuso d’ufficio e rivelazione di segreto in seguito alle denunce di personaggi coinvolti in Why Not, Poseidone e Toghe Lucane, dall’altro non smentiscono l’indiscrezione sull’altra faccia delle indagini, nata dagli esposti firmati dal pm catanzarese contro coloro che, a suo dire, avevano tentato di esautorarlo da indagini «scomode». Sempre quel giorno la procura generale di Catanzaro rispondeva picche alla richiesta di acquisizione atti avanzata da Salerno, con ciò innalzando il livello di tensione tra i due distretti giudiziari. Tre giorni dopo, infatti, scoppia la bomba. Esce la notizia degli indagati eccellenti nell’inchiesta affidata a Nuzzi - parte offesa De Magistris - ritenuti responsabili, per la procura di Salerno, del «clima di ostilità che si sarebbe creato intorno a De Magistris». Sott’inchiesta magistrati, giornalisti e politici in due diversi filoni. Verso sera si riattiva il filo rosso tra l’indagato/parte offesa De Magistris e il «suo» pm Nuzzi, che manda un sms alle 18.59, ottenendo in risposta due messaggini otto minuti dopo. A giugno i contatti continuano intensamente. Un giorno a caso: il 13 giugno è in calendario l’interrogatorio del pm Bruni, il flusso è unilaterale: tre sms in pochi secondi partono dal cellulare di De Magistris, che poi alle 10.41 telefona alla «collega».
Il 25 giugno i contatti sono otto. Il 28, mentre le agenzie annunciano la prossima decisione della Cassazione sulla conferma del trasferimento d’ufficio per De Magistris, i carabinieri annotano uno scambio di sms. Ma sono tante le sovrapposizioni, probabilmente «casuali», tra atti d’indagine e contatti telefonici. Idem a luglio, quando l’ex pm viene interrogato cinque volte. Il primo arriva la conferma della Suprema Corte («De Magistris va trasferito») e la notizia che due indagati di «Toghe lucane» si oppongono all’archiviazione per l’ex pm. Tre minuti dopo il take Ansa (12.55) il futuro sindaco manda un sms alla Nuzzi, che tra l’altro l’indomani deve interrogarlo. La Nuzzi poi lo chiama per due minuti e mezzo alle ore 13. Alle 18.11 De Magistris richiama. Ma l’elenco prosegue fino a marzo 2009. Le telefonate evidenziate dai carabinieri ricalcano, sarà un caso, i calendari delle audizioni in procura. Il pm Facciolla viene ascoltato il 22 luglio dalla Nuzzi che alle 17.30 chiama due volte De Magistris. A settembre la toga di Catanzaro sfila di continuo negli uffici giudiziari salernitani. Di pari passo proseguono per l’autunno sms e chiacchierate con la titolare delle indagini, che insistono ancor più in autunno. Una delle utenze di De Magistris monitorate nelle indagini, solo a ottobre, è in contatto con la Nuzzi 52 volte in venti giorni diversi, con picchi di otto contatti il 24 e cinque il 27, data di uno degli interrogatori dell’ex pm. Anche a novembre oltre 60 contatti. A dicembre, il 2, l’inchiesta vive il momento di maggiore attrito fra le procure di Salerno e Catanzaro con la perquisizione ordinata dalla prima negli uffici della seconda. Quella mattina, rilevano i carabinieri, «D» chiama «N» alle 10.29 e altre due volte in serata, 19.26 e cinque minuti dopo, quando di lì a poco «N» ricambia.
Sarà pure vero che questa pioggia di contatti, monitorati dai carabinieri, testimonia solo un rapporto che fra i due diventa a un certo punto «informale», per dirla col gip di Perugia.
Informale, dunque, ma anche poco ortodosso e di dubbia opportunità. È passibile di querela domandarsi se forse non era il caso di trovare un momento migliore per fare «amicizia», magari lontano da scontri fra procure, inchieste aperte, interrogatori e perquisizioni in corso? Il Csm, il primo dicembre del 2009, ha sanzionato la Nuzzi togliendole 6 mesi di anzianità e trasferendola, con motivazioni interessanti, anche alla luce di quanto appena visto: «Si ritiene di destinare i dottori Nuzzi e Verasani anche ad altra funzione. Ciò perché nella funzione di pm non sono riusciti a mantenere il necessario distacco dalle vicende trattate, ma si sono fatti coinvolgere oltre il consentito dalle vicende di una parte. E ciò senza usare la necessaria diligenza e professionalità per filtrare e resistere alle sollecitazioni della stessa».
15:54
Scritto da: mario353
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06/04/2011
IL FURBETTO DE MAGISTRIS SOTTO LO SCUDO PER DRIBLARE (NUOVAMENTE) IL PROCESSO
Dopo il caso Clemente Mastella,l'europarlamentare paladino del giustizialismo chiede ancora l'immunita'.
La corsa elettorale 2011 per il Comune di Napoli è una delle più dure di sempre, lo si sapeva. Fine del bassolinismo, coalizioni frantumate, partiti liquefatti: molti segnali lo lasciavano intuire. E, a 39 giorni dall’apertura dei seggi elettorali, le danze si sono aperte.
Luigi De Magistris, già magistrato e ora europarlamentare dell’Italia dei Valori, corre alla poltrona di sindaco di Napoli per il partito di Di Pietro. Due giorni fa De Magistris non si è presentato davanti al giudice Renata Palmieri dell’ottava sezione civile del tribunale di Napoli. L’ex pm avrebbe dovuto comparire in aula in quanto denunciato per diffamazione. Ma il suo avvocato difensore ha reso noto che De Magistris ha presentato richiesta di immunità al presidente del Parlamento europeo. Il giudice Palmieri, preso atto dell’istanza, ha sospeso la seduta rinviandola al 20 febbraio 2012.
La vicenda che ha portato De Magistris ad essere querelato nasce nel 2010. Il 3 giugno dello scorso anno l’ex pm rilascia all’Ansa la seguente dichiarazione: «Bagnoli è una pagina vergognosa di commistione tra politica e crimine attorno al denaro pubblico». Il 14 giugno il cda della Bagnolifutura (società a partecipazione pubblica che si occupa del riassetto urbanistico dell’area ex Italsider a Bagnoli, zona ovest di Napoli) conferisce al presidente e al direttore generale mandato di querelare De Magistris per diffamazione. L’iter arriva alla prima udienza del processo. Ma l’ex pm decide di avvalersi dell’immunità parlamentare (è stato eletto a Bruxelles nel 2009; la scadenza naturale del mandato è nel 2014).
Clemente Mastella, candidato sindaco dell’Udeur, ha così commentato la vicenda: «È la seconda volta che De Magistris utilizza l’immunità parlamentare, sperando che nessuno se ne accorga. Lo ha già fatto per sfuggire ad una mia querela e continuerà a farlo. Noi continueremo a denunciare questa sua doppia morale». De Magistris, accusando nella querela un tentativo di intimidazione contro di lui, ha così commentato: «Ribadisco quanto ho sempre sostenuto sul comportamento della società in questione (Bagnolifutura, ndr) e non cesserò di denunciare la malapolitica, gli intrecci finanziari con le amministrazioni pubbliche, lo sperpero di denaro pubblico».
La Bagnolifutura è uno dei cardini del dominio del Pd e del centrosinistra a Napoli; perciò è prevedibile che tra democratici e Idv voleranno sempre più botte da orbi. Anzi, mazzate e’ morte! Se Atene piange, Sparta non ride. Infatti sul fronte del centrodestra non berlusconiano c’è agitazione. Stamattina a Napoli una conferenza stampa di Enzo Rivellini, coordinatore campano di Fli, non lascia presagire rose e fiori per Italo Bocchino, vicepresidente nazionale dei futuristi.
Il_furbetto_De_Magistris_sotto_lo_scudo_per_dribblare__nu...
12:59
Scritto da: mario353
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